Si fondono e si confondono. Sacro e profano. Le nostre terre grecaniche si nascondono ma lasciano tracce. Queste ultime parlano di un passato ricco di storia, al confine con la leggenda.

È tra Spropoli e Capo Spartivento che con ogni probabilità sorgeva lo Zeus dell’Alece, il santuario edificato dai Locresi Epizefiri presso il fiume Alece, nella Magna Grecia, dedicato a Zeus Olimpio.  Un corso d’acqua mitico e storico che segnava il confine tra Locri e Rhegion, l’antico nome della colonia greca di Reggio Calabria.

Ed è qui, tra la fiumara di Spropoli e la fiumara di Galati, Aranghìa, identificata dallo studioso Sabbione come l’antico fiume Alece, che nasce il vino Aranghìa della Cooperativa Terre Grecaniche.

Sosteneva Eraclito: “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume”. Così diceva il filosofo del “panta rei”, del “tutto scorre”. E se è vero che tutto si modifica, è altrettanto vero che quanto oggi può passare inosservato sotto i nostri occhi un tempo scorreva rigoglioso e prospero.

Non si può toccare due volte l’acqua dello stesso fiume, ma le tracce rimangono. Queste sono le nostre terre, la nostra storia.

GRECANICA, L’ESSENZA. SUONI, VOCI E IMMAGINI DELLA CALABRIA GRECA



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